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L’Italia e la censura I giovedì 11 gennaio 2007

Posted by Stefano Petroni in Internet, Italia, Politica.
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CensuraNel mio post “Firmato dl contro pedofilia on line” mi chiedevo se il nuovo decreto per contrastare la pedopornografia on-line non fosse stata l’ennesima legge per Internet bella in teoria ma assolutamente inapplicabile.

Oggi dopo esser riuscito a leggere il decreto (un decreto misterioso che circola in rete solo in versione non ufficiale perché nessuno al Ministero ha ritenuto di doverlo diffondere ai cittadini) ed aver sentito un po’ di pareri autorevoli posso finalmente esprimere la mia opinione a riguardo.

Pur non essendo della parte politica dell’attuale Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, dopo quando dichiarato nel suo blog il 16/12/2006 con il post “Niente muraglie cinesi” in cui si poneva apertamente contro l’idea di filtrare la rete e censurare i siti, pensavo che forse finalmente per qualche strana congiunzione astrale la persona giusta era finita al posto giusto nel momento giusto. Salvo essere clamorosamente smentito il 2/1/2007 (17 giorni dopo) dall’annuncio del cosidetto decreto Gentiloni. Approposito, alla data odierna il signor Ministro sul proprio blog non ha lasciato nessuna nota in proposito.

Parliamoci chiaro la pedofilia è un fenomeno odioso che va combattuto. Va anche detto che è un fenomeno pre-esistente ad Internet e che la rete l’ha solo portato in maggiore evidenza. Va puntualizzato che spesso è stata anche utilizzata come (pessima) scusa per far passare leggi restrittive.

Detto questo veniamo al decreto Gentiloni che riprende il modus operandi della censura operata per volonta dei Monopoli di Stato nei confronti dei siti che propongono giochi d’azzardo on-line senza aver la licenza dallo stato italiano. Questione questa meritevole di esere esaminata sia dal punto di vista tecnico che legale.

Dal punto di vista legale infatti secondo il mio modesto parere la censura dei siti con i giochi d’azzardo può avere una sua giustificazione con i siti extracomunitari ma in base alle leggi della comunità europea (che vengono fatte rispettare solo quando fa comodo) se uno ha ricevuto un autorizzazione in uno dei paesi della comunità, quell’autorizzazione è valida in ogni paese. Sarebbe stato più corretto allora cercare di far armonizzare le leggi degli stati CEE.

Dal punto di vista tecnico la soluzione adottata si è visto essere inadatta (stavo per dire una cazzata) perché inutile e facilmente aggirabile. Presuppone infatti che tutti gli Internet Provider italiani debbano fare quello che in gergo si chiama “DNS poisoning” (inquinamento di DNS) e fare in modo che se un loro cliente cerca di arrivare mettiamo sul sito http://www.quisigiocadazzardo.com venga rediretto su un server che dice loro che il sito è oscurato. Bello. Bellissimo. Fantastico. Se non ché…

  1. si è visto e verificato che levando “www.” dall’indirizzo i siti sono tranquillamente raggiungibili;
  2. se viene inserito direttamente l’indirizzo IP del server i siti sono tranquillamente raggiungibili;
  3. se si è su un computer che non usa uno dei DNS “avvelenati” non ci si accorgerà della censura in atto. E questo capita in molti uffici pubblici, privati ed università. Gli unici obbligati ad avvelenare i propri DNS sono solo gl’Internet Provider italiani e trovare un DNS alternativo o metterne uno proprio è questione di attimi;

Dalla mia esperienza a contatto con utenti Internet, posso dire che c’è gente che non sarà mai in grado d’imparare a fare doppio clic su un’icona per far funzionare un programma che gli serve per lavorare tutti i giorni ma stranamente sviluppa doti da grande hacker quando deve collegarsi ad un sito porno, scaricare musica e film illegalmente, masterizzare CD e DVD, cliccare sul sì ad ogni finestra che appare, installare i peggio dialer e spyware… che volete che sia per questa gente cambiare le impostazioni del proprio DNS?

Scrive Massimo Mantellini sul proprio blog e su Punto Informatico:

Il decreto Gentiloni sull’oscuramento dei siti pedofili è una grossa delusione. Dimostra che la strada intrapresa dalla politica italiana nei confronti della rete Internet continua ad essere quella dall’approccio umorale ed incompetente che l’ha caratterizzata in questi anni. E’ come un cartello con su scritto a chiare lettere “Nulla è cambiato”.

Il decreto Gentiloni infatti se possibile riesce a fare di peggio del suo predecessore. Infatti prevede che il blocco sia fatto a livello di dominio e/o a livello di indirizzo IP. Qual’è il problema?

Dubito che un pedofilo si registri un dominio tipo YouPedo.com per mettere in mostra il suo materiale. Molto più probabile che magari apra un bel blog… magari su blogger, wordpress, quello che vi pare. Cosa succederebbe applicando alla lettera il decreto? Che sarebbero “bloccati” (ma facilmente sdoganabili) TUTTI i blog su quel dominio!

Ora, non voglio dare suggerimenti… però se avete un blog che vi dà fastidio, utilizzando uno dei vari anonimizer che si trovano in rete aprite un blog sullo stesso servizio, riempitelo di foto pedo… e denunciatelo. Entro 6 ore sarà”bloccato” (uso sempre le virgolette) il blog pedo, il blog fastidioso e tutti quelli che stanno su quel servizio. Muoia Sansone con tutti i filistei.

Ma come detto il provvedimento a livello di dominio è facilmente aggirabile. Allora cosa possiamo fare? Blocchiamo anche l’indirizzo IP. Bene! Bravi! Bis!

Chi ha scritto il decreto non sà come funziona Internet perché ci si deve aspettare che sappia come funziona un web server. In soldoni, su uno stesso web server, sullo stesso indirizzo IP possono essere ospitati siti web e domini completamente diversi. Per fare un esempio il blog del signor Ministro (www.paologentiloni.it) attualmente risponde dall’indirizzo IP 130.186.80.36 (è un dato pubblico ottenibile con un semplice ping). Se con il nostro browser tentiamo di aprire direttamente quell’indirizzo IP, otteniamo una pagina che ai più può sembrare strana ma che i più esperti interpretano com “a quell’indirizzo IP c’è un server programmato per rispondere per più siti diversi”. Signor Ministro, cosa accadrebbe se un cliente del suo stesso provider su quella macchina pubblicasse materiale riprovevole e quell’indirizzo IP fosse incluso nella lista dei cattivi? Le do 4 possibilità:

  1. Tutti i siti ospitati da quel server sparirebbero. Tranne il suo perché lei è il Ministro delle Comunicazioni.;
  2. Solo il sito “cattivo” sparirebbe;
  3. Tutto resterebbe come prima;
  4. Tutti i siti ospitati da quel server, compreso il suo, sparirebbero;

No, non è previsto l’aiuto da casa, quello del pubblico e tantomeno il 50/50. E’ la sua risposta definitiva? L’accendiamo? Se non ha risposto 4 le consiglio di consultare urgentemente il suo provider.

Ovviamente un caso del genere non potrebbe mai capitare, confido nella serietà del suo provider, che le consiglio di consultare comunque prima di tirar fuori un nuovo decreto su Internet. Sarà sicuramente lieto di darle una mano e qualche consiglio tecnico.

Altro dubbio che viene sollevato da più parti è il classico “chi controlla il controllore“? Mi spiego meglio, chi ci assicura che questo sistema di filtri non possa essere utilizzato a favore di qualcuno per eliminare facilmente dalla rete un concorrente scomodo, un avversario politico, un sito che pubblica notizie poco simpatiche…

Di certo non è possibile rendere pubblica la lista dei domini e degli IP bloccati a meno di non voler creare le pagine gialle del pedofilo. Tanto meno nessuno potrà darmi conferma se un determinato dominio o IP sono stati inclusi nella black list. Come risolvere questo “piccolo” problema di trasparenza?

Infine chi ci garantisceche questi filtri non vengano ulteriormente estesi verso altre categorie di siti? Ieri il gioco on line, oggi i pedofili, domani il porno, dopodomani i terroristi, tra un anno i siti che parlano liberamente di diritti civili…

Cito ancora Massimo Mantellini:

…davvero non paiono eccessivi i paragoni che molti commentatori hanno fatto in questi giorni fra il firewall cinese e quello che l’Italia sta predisponendo un mattoncino alla volta.

Per fare un esempio giusto di questi giorni l’Ente Nazionale per la Protezione degli Animali ha chiesto – sull’onda del decreto Gentiloni – l’intervento dei provider perché impediscano l’accesso alle centinaia di siti web nei quali poveri animali vengono torturati e uccisi. Ebbene, che vogliamo fare sig. Ministro? Ignoriamo le istanze delle foche trucidate in Antartide?

Qualche anno fa il Codacons chiese ad un giudice romano di imporre la chiusura del noto sito web americano Rotten.com perché mostrava immagini orribili non adatte ai minori. Così ci si potrebbe domandare: perché mai un navigatore della rete dovrebbe poter incappare nelle immagini di un poveretto ridotto in poltiglia da un TIR? Giusto l’altro ieri un magistrato di San Paulo del Brasile ha ordinato la chiusura di Youtube (addirittura) perché gli utenti continuavano a caricare il filmato della ex moglie del calciatore Ronaldo immortalata durante un amplesso su una spiaggia piena di turisti. Lo vogliamo dedicare un bel blocco degli IP alla privacy violata dell’avvenente modella?

Mi pare sia evidente a tutti che così davvero non se ne esce.

In sintesi, non sarebbe meglio continuare ad operare come si è fatto fin’ora procedendo alla chiusura definitiva del sito e lasciando opzioni così gravi solo per casi effettivamente gravi? Sembra che anche i provider esteri per segnalazioni ben motivate si muovano abbastanza velocemente. Daltronde credo che la pedofilia sia illegale in quasi tutti gli stati del mondo.

E poi, vogliamo smettere di considerare Internet come covo di pedofili? A parer mio è grazie ad Internet che si è cominciato seriamente a mettere le mani addosso ai pedofili, grazie alla tracciabilità di cui gode/soffre Internet.

Da ultimo Internet non deve essere considerata un posto diverso dagli altri. Non ha senso infarcire le leggi di “anche per via telematica”. Un reato è un reato con qualsiasi mezzo venga commesso. No alle leggi speciali per Internet quando ce ne sono già per la “real life”. Non aumentiamo il numero di leggi disattese.

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